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Palinuro & Cilento |
| "...Et statuent tumuluni, et tumulo solenniIa mittent; fèternumque locus Palinuri nomea habebit. Jfis dictis curae emotae..." Virgilio - Eneide - Liber VI - 26 a.C. |
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Ubicata nella parte meridionale del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Palinuro, ospita una celebre stazione balneare, immersa nel verde della vegetazione mediterranea. Qui le dolci colline digradanti verso il mare, su cui spiccano splendidi fiori, come la "Primula Palinuri", si alternano a rocce erose dall'acqua, a rupi dalle insolite forme, e a deliziose insenature sabbiose. Nota anche agli appassionati delle immersioni per i suggestivi fondali, ricchi di una grande varietà di flora e di fauna.
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Il nome di Palinuro deriverebbe, secondo alcuni dallo sfortunato nocchiero di Enea che, vinto dal sonno, cadde nel mare tirandosi dietro il timone, mentre altri traggono la sua etimologia dal greco: Palinouros composto da due parole: palin e ouros; la seconda parola, nell'Odissea di Omero ha il significato di bufera, e in generale vuol dire «vento», mentre palin oltre alla comune accezione «di nuovo», esprime anche l'idea di «contrario», «che gira, che torna indietro».
Palinuro è, in definitiva, una designazione della tempesta. In effetti anche oggi si può constatare come il vento domini spesso impetuoso a Capo Palinuro, causando violente tempeste; ed è perciò probabile che il nome gli sia stato dato dai più antichi navigatori Greci che costeggiavano il Tirreno. La presenza di una civiltà a Palinuro è testimoniata anche dalle scoperte archeologiche fatte sul posto, alcune delle quali (come quelle riguardanti le monete) sono state catalogate al VI secolo a. C., ed altre al secolo IV, come si può desumere da un cippo sepol-crale venuto alla luce nel 1933 sulla costa di Palinuro, nel luogo detto le Saline.
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La storia di Palinuro è legata alla storia della città Molpa che sorgeva su un altro promontorio; di essa restano due ruderi: il castello e la chiesa parrocchiale di S. Giuliano. Il palazzo baronale Rinaldi faceva parte del feudo del principe di Centola e marchese di Pisciotta "Pappacoda" fino alla fine del 700 circa. Il feudo fu poi di proprietà della famiglia Rinaldi. Nel 1814 vi dimorò il re di Napoli (cognato di Napoleone) Gioacchino Murat che venne in zona per ispezionare i fortini della costa e potenziarli per eventuali attacchi di nemici.
Palinuro, dopo la peste del 1656, che aveva colpito violentemente il Cilento, decimandone la popolazione fu infestata da malviventi.
L'azzurro mare di Enea che bagna Palinuro, ci invita a navigare lungo una costa incontaminata dove è possibile scoprire insenature frastagliate, distese di spiaggia ed incantevoli ed esclusive baie e grotte marine (la grotta azzurra e la grotta sulfurea tra le più note)
Le torri saracene, il Castello della Molpa, lo Scoglio del Coniglio, la Baia del Buon Dormire ci indicano le tappe di un itinerario lungo la costa di rara bellezza.
Il fiume Mingardo, il borgo di San Severino, il monte Bulgheria, ci faranno scoprire le difese naturali di questi luoghi scoperti da popoli venuti da lontano, che quì si stabilirono per il mite clima e la feconda terra... |


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