Il fico bianco del Cilento

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Durante il periodo natalizio, è impossibile non trovare il Fico Bianco sulle nostre tavole. Questo delizioso prodotto del Cilento può essere gustato in diversi modi. Esiste la vendita dei fichi secchi, pelati, ripieni o ricoperti di cioccolato. Molte aziende locali si occupano della lavorazione di questo frutto cilentano anche se la produzione attuale non è paragonabile a quella del passato. Il Fico Bianco del Basso Cilento è stato per secoli il fiore all'occhiello dell'agricoltura del Cilento. Spesso il fico bianco veniva chiamato il "pane dei poveri" perché economico, di buona conservazione e con un elevato contenuto calorico, consumato principalmente dalle famiglie meno abbienti. Nelle case c'erano cassoni pieni di fichi secchi di seconda e terza scelta.

Il Fico Bianco del Cilento: la storia del frutto simbolo del territorio cilentano

La produzione di fichi secchi aumentò quando divennero il cibo principale per gli emigranti italiani durante i viaggi in mare. Ciò ha portato ad un aumento dell'esportazione, sia per soddisfare gli emigranti italiani che per aprire nuovi mercati commerciali. La crescente domanda di fichi secchi ha spinto i produttori locali a coltivare piante di fichi della Dottato, considerata la varietà di fichi più pregiata al mondo. I fichi sono stati introdotti nel Cilento dai Greci nel VI secolo a.C. e, secondo Catone e Varrone, erano il cibo dei contadini cilentani e lucani durante il periodo romano. Nel 1486, il "Quaterno" doganale delle marine del Cilento registrava un fiorente commercio di fichi dal Cilento verso i mercati italiani.

Nel 1850, il Cav. Antonio Scotti iniziò a commerciare e vendere i suoi prodotti a Agropoli. Dieci anni dopo, la ditta "Davide Pecora e figli" aprì una sede commerciale a Yonkers, nello Stato di New York, dove vendevano frutta secca, vini e oli del Cilento, con una particolare attenzione ai fichi secchi. Nel 1888,l'azienda di Ignazio Botti, noto produttore, iniziò ad esportare il suo famoso nettare dolce in Europa e negli Stati Uniti. Negli anni successivi, altre aziende come Avenia-Siniscalchi, F. Rossi, Sarnicola, A. Liquori, Alfonso e Vito Benincasa, Antonio Voso e altri produttori cilentani di Prignano, Torchiara, Ogliastro, Castellabate, iniziarono a fare lo stesso.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Noberasco di Albenga collaborò con Antonio Voso per aprire una nuova fabbrica a Agropoli, che inseguito fu chiamata Murano. Queste sono state le principali aziende produttrici di Fichi Secchi nella regione del Cilento fino all'inizio degli anni sessanta.

La raccolta e la produzione dei fichi bianchi cilentani

La raccolta dei fichi freschi avveniva in agosto, e veniva curata da donne locali conosciute come "Ficaiole", che raccoglievano attentamente i fichi dai loro alberi. Dopo la raccolta, fichi venivano essiccati naturalmente al sole, adagiati su apposite superfici nei cortili delle fattorie.

Il processo di produzione dei fichi secchi prevedeva diversi passaggi, come la separazione, il lavaggio e la pulizia, la selezione per tipo e qualità, la lavorazione e il confezionamento. A seconda della richiesta, i fichi bianchi venivano confezionati in carta, cellofane o scatole di latta decorate. L'attività di preparazione era affidata alle abili mani delle donne del Cilento, conosciute come "incollettatrici".

Durante il periodo di settembre a dicembre, le donne di casa di ogni età erano impegnate nella lavorazione dei fichi secchi, nota come "incollettatrici". Lavoravano senza alcuna forma di retribuzione sindacale per più di otto ore al giorno, ma avevano l'opportunità di trascorrere la giornata in un ambiente familiare e di uscire di casa, cosa rara per le ragazze di quel tempo. Le madri portavano a casa denaro per migliorare le finanze della famiglia e le ragazze potevano usare i loro guadagni per acquistare i beni necessari per il loro matrimonio.

Quali sono le varianti del fico bianco prodotto tipico del Cilento?

Esistono diverse varianti dei fichi bianchi del Cilento: pelati, grossi e sbucciati, ricoperti di zucchero, infornati con mandorle e spezie, pressati e confezionati come torroni, o ricoperti di cioccolato fondente. Le nostre operatrici, a volte, si inseriscono di nascosto nei pacchetti dei bigliettini augurali o di saluto con le loro generalità, sperando di trovare il loro principe azzurro. Questa idea è stata poi ripresa con successo dalla Perugina per i suoi famosi Baci.

Il fico bianco del Cilento riceve il riconoscimento di D.O.P.

Il Fico Bianco del Cilento è stato spedito a diversi porti e stazioni con carri trainati da animali come buoi e cavalli, ed è stato presentato in numerose mostre e fiere in tutto il mondo. Le aziende locali che producono questo delizioso frutto hanno ricevuto premi e riconoscimenti per la qualità del loro prodotto. Tuttavia, negli anni '70, la vendita di questo fico è diminuita per diversi motivi. Nel 2002, il Fico Bianco del Cilento ha ottenuto il riconoscimento di D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) e questo ha spintole aziende locali a rispettare un rigoroso protocollo di produzione artigianale utilizzando solo fichi locali. Anche oggi, il fico del Cilento viene prodotto con metodi tradizionali e non viene trattato chimicamente in nessuna fase del processo. Grazie a questo ritorno alle radici, il Fico Bianco del Cilento è diventato un prodotto di alta qualità che sta riconquistando i mercati internazionali e il gusto dei buongustai di tutto il mondo. Moltissime sono le ricette con i fichi. E’ soprattutto nei dolci che i fichi bianchi trovano la loro massima espressione. Anche le marmellata di fichi viene usata in tante preparazione e sono ottime se spalmate sui vari formaggi prodotti nel Cilento. Mangiare o regalare i fichi bianchi è non solo un piacere per il palato e hanno dei benefici per la salute, ma anche un modo per sostenere l'economia locale.

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